Appunti sul romanzo di Giuseppe Pili
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Le uscite pubbliche 11
Giovedì, 18 gennaio 2007
Biblioteca di Decimomannu, ore 18.00.
Incontro con l'autore.
Grazie a Marina, Silvia e all'assessore alla cultura del Comune di Decimomannu, Daniela Peresson.
Presenti: 25/30 persone circa.
L'incontro faceva parte di una serie composta da quattro eventi, con presentazioni a Elmas, Decimomannu e Assemini, per quattro autori, fra cui Milena Agus, Francesco Abate e Mariangela Sedda.
Se c'è una cosa che ho imparato da quando ho iniziato a presentare il romanzo è che non esiste un evento uguale al precedente. Questo li rende stimolanti, ed è una spinta a vincere la resistenza di quella parte di me che si oppone ad apparire in pubblico.
Per me è sempre un dispendio enorme (direi immane) di energia vitale, ma alla fine di ogni incontro in qualche modo sento di essere arricchito, e non solo per le copie vendute.
La cosa per me unica di questo incontro a Decimo è che i partecipanti fanno parte di un'enclave. Secondo le usanze del paese, in occasione di manifestazioni culturali l'assessore ha l'obbligo di chiamare personalmente (e non altrimenti!) tutti coloro che in genere amano prender parte a tali eventi. Pena: la diserzione.
Daniela mi ha assicurato che la sera erano presenti TUTTI quelli che aveva avvertito (tranne due o tre, per impegni inderogabili). Trovo la cosa straordinaria. Come pure il fatto che lei, prima di avviare l'incontro, mi abbia dovuto presentare - uno per uno, stretta di mano inclusa - tutti i partecipanti.
Prospettate questa eventualità in anticipo a uno come me che soffre di Fobia Sociale, e si darà malato a dieci minuti dall'evento.
L'incontro si è svolto così: un cerchio di sedie stile terapia di gruppo, un té caldo a inizio seduta e domande in libertà da parte di un pubblico (eterogeneo per età) che non aveva mai sentito parlare del libro.
Si è parlato di Deledda, Satta e poi siamo arrivati al tema della serata: quel curioso individuo seduto al centro che aveva vent'anni più di quanto dimostrasse. E poi la terza di copertina, che suscita sempre enorme curiosità.
Diversamente da altre presentazioni, le domande di questo pubblico anelavano una risposta. Credetemi, è un vero miracolo. Sarà forse perché non esisteva un riflettore puntato sul palco per il classico Siparietto dell'Esibizionista? Non posso saperlo.
Un maturo signore mi ha rimproverato con piglio burbero di avere un atteggiamento dimesso, e mi ha detto che questo non giova alla promozione del libro. Insomma, mi ha consigliato di svegliarmi, di fare pablic relescions.
Io, brillante come Forrest Gump, ho risposto: Oo-key.
L'intervento fuori programma di Silvia mi ha commosso, ma non ho lasciato trasparire nulla.
Vendite alle stelle: tutti i partecipanti hanno comprato una copia. Potere della stretta di mano dell'Autore.
Adesso sono pronto per la politica.
Giovedì 30 novembre, a Nuoro, Lions e Soroptimist hanno organizzato un convegno per celebrare il Nobel di Grazia Deledda. Sono stato precettato dal professor Mario Porcu perché portassi la mia testimonianza.
E' stata una serata molto piacevole, nonostante la stanchezza dovuta a una mattinata di lavoro, due viaggi in treno e un viaggio in auto.
Per una misteriosa alchimia l'incontro si è svolto senza sbavature: tempi calibrati, interventi complementari e interessanti, intermezzi attoriali (con la sopresa, almeno per me, di un'attrice-ragazzina di straordinario talento destinata a illuminare il palcoscenico sardo!), un intervento lirico raffinato, un emozionante ricordo visivo e uno sonoro della Deledda.
Mi trovavo in compagnia di tre squisiti relatori (Lina Dettori, Gino Farris e Mariangela Sedda), assieme ai quali avrei dovuto esprimermi sul valore dell'eredità deleddiana. A sciogliere il ghiaccio ci ha pensato Lina. Ha letto un bell'intervento, denso, che ha iniziato a porre nel pubblico l'idea di una certa inevitabile distanza generazionale fra la Deledda e i nuovi scrittori. Poi è toccato al poeta Farris, con un intervento molto profondo nella lingua dei padri; quindi è toccato a me e infine alla Sedda (della scuderia del Maestrale), che ha ripercorso alcuni interessanti momenti delle vicende deleddiane.
Dal momento che gli organizzatori non si sono sincerati in anticipo della mia aderenza sentimentale all'iniziativa, a me è toccato il ruolo di pupazzo a molla della serata.
Ecco la sintesi del mio intervento.
"Questa sera mi sento in imbarazzo per due motivi. Primo. Vorrei sentirmi legittimato a parlare di una scrittrice così importante solo per il fatto di essere stato invitato, però così non è, almeno emozionalmente, perché ho pubblicato troppo poco e ritengo che il mio giudizio da lettore sia più realistico di quello da scrittore. Secondo. Non mi sento in totale sintonia con le celebrazioni, e ne spiegherò i motivi. Dal momento che non sono un Critico, chiedo scusa in anticipo se formulerò dei giudizi piuttosto superficiali.
Il mio rapporto con le opere della Deledda è avvenuto quando lavoravo in teatro, dal momento che mi è capitato di adattare per il palcoscenico quattro dei suoi “Racconti Sardi” e il romanzo breve “Il Paese del Vento”.
Cosa fa un drammaturgo quando adatta un’opera per il palcoscenico? Prima di stravolgerla – sempre che non abbia intenzione di metterla in scena nel modo più aderente possibile) legge e interpreta, ma con strumenti diversi da quelli del Critico. Tra un Critico e un Drammaturgo c’è la stessa differenza che passa tra un poliziotto e un investigatore stile “CSI”: il poliziotto ha bisogno di prove: torchia i testimoni e va a caccia di indizi; l’investigatore "New Wave" per rintracciare il serial-killer deve imparare a ragionare esattamente come lui.
Da questo tipo di incontro con l’opera della Deledda ho appurato che tra me e lei, sempre che sia legittimo fare un paragone, non esiste niente in comune. Siamo due persone diametralmente opposte e per certi versi inconciliabili.
I punti di divergenza sono sostanzialmente quattro:
1) Innanzitutto il CARATTERE. Lei era una donna intraprendente, tenace e ambiziosa. Tre qualità di cui sono assolutamente sprovvisto. Questo fatto è in grado di creare già una certa distanza;
2) L’EPOCA in cui è vissuta. Mi sento lontano (non centinaia, ma) milioni di anni luce dalla società descritta dalla Deledda. Molte barriere sociali, limiti è tabù sono crollati come il muro di Berlino. I rapporti uomo/donna sono mutati e io mi sento di vivere in un universo alternativo. Per cui alcuni problemi/motore delle sue narrazioni (trasgressioni, sensi di colpa ed espiazioni) cessano di avere, almeno per me, un impatto emotivo;
3) La SENSIBILITA’ FEMMINILE. Ad esempio nella scelta dei temi, che riguardano spesso il Sentimento e la Passione. Temi che sento estranei, poiché non ho un carattere passionale. Mi interessano molto di più gli argomenti legati alla Conoscenza;
4) I MODELLI. Per lei sono squisitamente LETTERARI, mentre i miei sono di altro genere, quasi esclusivamente visivi: cinema, teatro, fumetto. La mia scrittura parte dalla SCENEGGIATURA, dove non c’è posto per la Frase Estetica. Tutto dev’essere funzionale, essenziale, mirato a uno scopo.
Il gusto della Deledda, che io definirei "decorativo" e prettamente letterario, mi è estraneo. Chi mi conosce sa che nutro una certa antipatia per gli oggetti meramente estetici. In casa c’è una continua lotta di spazio tra quello che serve e quello che abbellisce. E il simbolo di tutto questo è il Centrino Ricamato. Ora, una frase come questa (riporto testualmente da "Canne al Vento"): “Una figura nera saliva attraverso la china ove già le fave basse ondulavano argentee alla luna”... per me è un centrino. Lo dico con affetto: è assolutamente delizioso, ma trovo che serva solo a prendere polvere.
Naturalmente queste differenze non potevano che generare un risultato: hanno impedito (e impediscono) che ci possa essere un qualsiasi influsso della Deledda sulla mia personalità e quindi sulla mia scrittura.
Detto questo, la domanda è: c’è qualcosa della Deledda che secondo me vale la pena di rivalutare?
Forse non una cosa intera, ma mezza: ovvero il rapporto con la Trascendenza, con Dio (qualsiasi cosa ciascuno di noi associ a questo nome).
Viviamo schiavi di un'ipnosi di massa chiamata Materialismo, assediati da opere che descrivono il Male nei dettagli più minuziosi. I nuovi scrittori sembrano aver perso la capacità di porsi domande sulla posizione che l'essere umano sta assumendo nei confronti dell'universo in cui vive e dell'Evoluzione. Abbiamo decisamente perduto la rotta. Personalmente mi sento di dire che l'unico scopo a cui dovrebbe tendere l'Arte è il rapporto con la Trascendenza. Tutto il resto è (sublime) Intrattenimento.
Ma ho detto "mezzo" punto in comune, perché anche in questo frangente mi sento di rilevare delle differenze. Prendiamo il Sentimento del Peccato, che nella Deledda è centrale. Il Peccato è vivo in relazione all’infrazione di prescrizioni dottrinarie (da non confondere col Senso di Colpa in relazione a un vago senso morale). Per me, che non sono vissuto all’ombra di alcuna dottrina, è un sentimento difficile da comprendere. Posso prendere atto delle dinamiche, ma il Sentimento del Peccato non mi appartiene e non può coinvolgermi.
Il Dio della Deledda è ancora il Dio Padre/Padrone che si aspetta da noi obbedienza e rassegnazione. Il Dio che prescrive il Dolore cieco come catarsi, come espiazione della trasgressione.
Questo è quanto. Lo ripeto per non essere frainteso: le ragioni per cui non mi sento (emotivamente) erede dei valori umani e letterari di Grazia Deledda sono motivate da considerazioni molto, molto personali e non attengono al suo valore in sé quanto al rapporto intimo fra me e l'interpretazione del suo pensiero."
L'intervento ha suscitato perplessità, quando non ostilità, (e qualche applauso sulla metafora del Centrino). Quindi il mio editore, Dolores Turchi, è intervenuta in modo esemplare a ristabilire le ragioni del Nobel e la straordinaria importanza della Deledda per la Sardegna e la nostra città in particolare.
Al termine del lavori lo scrittore Salvatore Sechi è intervenuto con molta veemenza per ristabilire la verità offesa e il valore del Centrino. Devo dire che aveva ragione. A lui posso solo dire che i limiti sono tutti miei: la Deledda non ha alcuna responsabilità, né può venire sminuita da queste misere considerazioni.
Di meglio non ho saputo fare.
Nonostante me, il bilancio della serata credo possa dirsi positivo. Di una cosa sono sicuro: se qualcuno avrà l'avventura di chiamarmi a sostenere una testimonianza in pubblico, credo si accerterà per bene di non trascinarsi appresso - incautamente - il testimone dell'accusa.
Per interpretare l'evento da un altro PDV fate un salto sul blog (questo sì, aggiornatissimo) di Lina.
Mercoledì 11 gennaio 2006
Monserrato - Biblioteca Comunale ("Monserratoteca"), ore 18.30.
Incontro con l'autore. Introduzione di Gianni Argiolas (Assessore alla Cultura) e relazione di Paolo Lusci (Casa Editrice CUEC).
Grazie a Marina, Silvia e lo staff della biblioteca. Erano presenti 20/25 persone. La struttura, nuova fiammante, è bella e accogliente.
L'introduzione di Paolo è stata molto affettuosa e mi ha riportato al tempo in cui eravamo colleghi di Università.
Della sua relazione mi ha colpito il richiamo alla persistenza degli scrittori sardi nel cercare di nobilitare le proprie origini storiche. Era un tratto che avevamo approfondito durante i seminari del professor Marci, evidenziando come fosse espressione di un sentimento d'inferiorità culturale, di cui i Falsi d'Arborea rappresentano il caso più eclatante. Evidentemente l'avevo rimosso.
Tuttavia la mia considerazione (e mi pento di non averci pensato sul momento) è questa: la ricerca delle proprie radici storiche è di per sé un atto nobilitante, perché è l'Antichità a conferire Valore, non uno status etnico, razziale o culturale ratificato socialmente.
Io credo che non si tratti del sentimento dell'Arricchito che cerca di fondare la propria discendenza dai Conti o Marchesi Tal-dei-Tali, quanto dell'ansia dell'Adottato che sente l'intima esigenza di conoscere i propri genitori naturali.
La differenza mi sembra sostanziale.
Il problema centrale della serata per quanto mi riguarda è stato il riscaldamento assente, perché il freddo ha rallentato le mie facoltà mentali, tanto che ho dovuto ricorrere al terribile Foglio di Emergenza: quattro paginette di appunti nel quale rispondo alle domande più comuni che mi vengono poste durante gli incontri.
Lungi dallo stimolare il dibattito, il FdE ha appagato ogni curiosità, facendomi pentire di averlo letto: le domande successive hanno infatti cercato d'indagare su ciò che non si può ricavare dei risvolti di copertina, ossia - ahimé - l'identità concreta dell'autore, del tutto inessenziale.
Le vendite sono state proporzionate al pubblico.
Sabato 12 marzo 2005
Sassari – Libreria delle Messaggerie Sarde
Incontro con l'autore, coordinato da Rosalinda Balia (organizzatrice di eventi culturali) e Mauro Sanna (storico della Chiesa), con la partecipazione di Dolores Turchi (antropologa ed editrice).
Grazie a Rosalinda. Presenti una cinquantina di persone, circa la metà erano parenti, amici e conoscenti, per cui i libri venduti sono stati pochi (non ho una stima certa). È stata una serata molto interessante. Rosalinda ha esposto in modo chiaro e preciso la trama del romanzo ed ha coordinato brillantemente l’incontro. Quindi ha dato la parola allo studioso Mauro Sanna, che ha compiuto l’analisi più acuta e penetrante che mi sia mai capitato di ascoltare, portando allo scoperto alcuni punti nevralgici della storia. C’è stato uno stimolante scambio di vedute, che qualcuno ha definito un po’ troppo specialistico per l’uditorio. Personalmente penso che valga la pena affrontare certi argomenti, perché aiutano ad uscire dal pantano della “celebrazione” dell’autore che “si dona” al pubblico e che gli organizzatori devono ringraziare per la cortese presenza. Io adoro i contraddittori, perché portano alla luce l’anima delle persone e la sostanza delle loro opinioni. Dolores Turchi ha poi raccontato di come molte persone identifichino in lei il personaggio di Aurora Marini, ed ha giustamente messo in rilievo le differenze. Forse non occorreva, ma ho precisato al pubblico che un personaggio è una creatura partorita da un Dio beffardo, e non è produttivo fare parallelismi con le persone reali. Però, di per sé, è significativo che questo parallelismo ricorra spesso… per cui le cose sono due: o la gente non ha letto attentamente i suoi libri, o ha intravisto un’essenza nascosta anche agli occhi della sua autrice. Chissà.
Sabato 19 febbraio 2005
Sestu - Sede dell'Associazione Culturale SAMSA, in collaborazione con la Libreria Ucronia
Incontro con l'autore, coordinato da Stefania (SAMSA) e Walter (Ucronia).
Grazie a Walter, Stefania e Roberto. Erano presenti 50 persone circa, molte delle quali erano soci di un circolo culturale con forti connotazioni a sinistra.
E' stata un'esperienza molto diversa dalle precedenti. Ha rappresentato una vera sfida, per tre motivi. Primo: nessuno dei presenti aveva letto il romanzo (e non ne aveva mai sentito parlare). Secondo motivo, è difficile prospettare realtà sovrasensibili ad un uditorio fortemente educato al materialismo storico. Tre: non esisteva una relazione, né abbiamo concordato una scaletta degli argomenti, per cui gli organizzatori si sono affidati all’improvvisazione e alla mia dialettica (grosso errore!).
E’ stata la prova tangibile di quanto sia arduo raccontare la trama del “Ventre” senza perdersi in mille rivoli. Stefania ha letto piccoli passi e mi ha posto delle domande. Di colpo mi sono trovato a parlare di metafisica di fronte a un pubblico colto alla sprovvista, e questo ha decisamente confuso le idee ai più. La discussione ha quindi preso la piega di un contraddittorio tra me e i miei relatori, in cui loro si sono trovati a sostenere le tesi del materialismo, tanto che qualcuno tra il pubblico ha domandato - giustamente - che si tornasse all'argomento della serata, cioè al libro, per capire un po’ meglio dove volessi andare a parare.
Le vendite sono state scarse, ma il pubblico è stato estremamente attento per tutta la serata; è intervenuto diverse volte, ed io mi sono divertito. Sandra ha notato che mi sono spinto molto oltre il contenuto del romanzo, come se in realtà stessi parlando di ciò che succede al protagonista dopo le vicende narrate. Ha ragione: ho terminato il libro nel '99… Sono passati 6 anni. Sabato mi sono reso conto d’essere cambiato molto da allora. Devo ricordarmi di contenere l'immaginazione.
Sabato 12 febbraio 2005
Caffè Letterario Trittico Ironico, a Nuoro, in viale Sardegna 37, nel cortile interno.
Incontro con l'autore, con interventi di Valeria Gianoglio (giornalista), Gianni Cossu (attore e scrittore), Roberto Putzu (musicista).
Grazie a Maria Antonietta e Silvana. Il Trittico Ironico è un locale raccolto, con una libreria annessa al bar, molto carino ed accogliente. La sala era piena (forse 60 persone). Noi quattro abbiamo totalmente improvvisato. E' stato stimolante: Valeria ha letto pezzi della sua relazione, coordinando le letture di Gianni e gli intermezzi musicali di Roberto (nonché le mie risposte). Gli interventi del pubblico mi hanno consentito di esprimere ciò che mi premeva dire. Sono stato bene. Ho avuto la possibilità di incontrare diversi amici che non vedevo da tanto e scambiare quattro chiacchiere. Pochi autografi e poche copie vendute, ma tanto affetto. Chi ha partecipato il libro l'aveva già, e ha dimostrato di conoscerlo bene.
Una considerazione. In sala c'erano diversi scrittori inediti che non hanno niente da invidiare a chi è riuscito a farsi pubblicare. Posso comprendere il loro pudore, ma finché le menti più lucide e acute non avranno il coraggio di farsi avanti, il pubblico continuerà a rimanere ipnotizzato dalle banalità dei più narcisi.
Postilla: scrivo oggi, dopo aver dato uno sguardo alla classifica dei libri più venduti in Sardegna. Con immensa sorpresa mi sono accorto di essere rientrato al VII posto. Sono passati 10 mesi dalla data di pubblicazione e 8 da quando è entrato per la prima volta in classifica. E' un traguardo incredibile. Vorrei esprimere la mia gratitudine a tutti i lettori per la straordinaria opera di passaparola. Grazie.
Giovedì 21 ottobre 2004
Biblioteca Satta - Nuoro
Presentazione ufficiale del romanzo. Relazione di Angela Guiso (insegnante e giornalista), coordinamento di Tonino Cugusi (direttore della biblioteca), letture di Gianni Cossu (attore).
Grazie alla IRIS di Dolores Turchi e alla mia famiglia. Sede istituzionale, sala stracolma (150 persone?). Non ero dell'animo adatto per gli avvenimenti del pomeriggio. Le letture di Gianni sono state bellissime. Relazione molto tecnica e difficile per l'uditorio, l'intervento affettuoso del Sindaco mi ha fatto grande piacere. Dopo un avvio stimolante da parte di Gianni che ha posto alcune questioni letterarie, alcuni interventi poco opportuni hanno congelato l'uditorio e l'incontro è terminato (forse troppo presto?). Sono stato aggredito da una miriade di persone che volevano un autografo. Grandi apprezzamenti, molto affetto. Una cinquantina di copie vendute. Un rinfresco al termine. Avrei voluto parlare con gli amici che non vedevo da tanto, ma non c'è stata occasione.
Una considerazione: questi incontri sono il palcoscenico adatto per gli esibizionisti della cultura. Le persone che avevano realmente interesse mi hanno detto in disparte che vorrebbero parlare con me, in privato.
Venerdì 9 luglio 2004
Parco di Ardauli - Festival del Barigadu
Presentazione del romanzo con Ivana Dettori (politico) e Dolores Turchi (scrittrice, nonché editrice).
Grazie a Basilio. Luogo stupendo con un panorama mozzafiato. Eravamo seduti sotto le querce, un'atmosfera incantata. Ivana è stata molto appassionata e Dolores Turchi è intervenuta a grande richiesta. Vendute una quindicina di copie (su una trentina di presenti!). Ho parlato a lungo per i miei standard, tanto che i miei colleghi mi hanno chiesto se avessi assunto qualche sostanza. Ho autografato le mie prime copie, un'esperienza molto imbarazzante.
Mercoledì 19 maggio 2004
Jazzabuglio - via corte d'appello, 33 - Cagliari
SERATA MYSTERY: Occulto e Magia nella Città Senza Storia
Verranno letti da Barbara Cadeddu ed Emiliana Gimelli alcuni brani tratti dal romanzo: "IL VENTRE DELLA SPOSA BAMBINA"
Grazie a Stella. E' stata una serata piacevole, anche se il contesto era quello sbagliato. Il locale era piccolissimo, e il pubblico non era affatto interessato alla letteratura. Nessun libro venduto. Emiliana e Barbara sono state grandiose, davvero emozionanti. Hanno scelto dei passi per conto loro, ed è stata un'ottima scelta.