Appunti sul romanzo di Giuseppe Pili
Il sito del Ventre
[Biram Bai]
[Bruno Murgia]
[Bruno Olivieri]
[Daniele Mocci]
[Daniele Tomasi]
[Elvezio Sciallis]
[Emiliano Longobardi]
[Eva Carriego]
[Fabrizio Lo Bianco]
[Marcello Lasio]
[Paolo Maccioni]
[Pezzo Zero]
[Pierpaolo Valenti]
[Rael Is Real]
[Roberto Ledda]
[Silvio S.]
[Smoky Man]
oggi
marzo 2008
giugno 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
luglio 2006
giugno 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
luglio 2005
maggio 2005
marzo 2005
febbraio 2005
novembre 2004
ottobre 2004
visitato *loading* volte
Sono lieto che le considerazioni da me espresse "a caldo" siano state utili ad approfondire le angolazioni prospettiche del suo romanzo.Avrei dovuto attendere la seconda lettura, e mi scuso di non averlo fatto, ma, mi creda, io che ho scritto due romanzi (entrambi inediti) faccio fatica a trattenermi dall'esprimere un giudizio immediato.
Comunque, vedo che le mie chiavi di lettura, per quanto semplici ed immediate, trovano in genere il suo consenso. Il resto è poco importante, perchè un lettore è libero di dissentire, come uno scrittore ha il dovere di scrivere ciò che lui sente dentro come ineluttabile.
Spero che lei abbia già incontrato nella sua fantasia un'altra storia che la coinvolga. Sarò lieto di discutere qualche trama con lei. Adesso, torno ad invitarla alla lettura del Codice da Vinci, che svolge i SUOI STESSI TEMI, in modo addirittura impressionante, comne se gli autori si fossero consultati a vicenda ( è ridicolo dirlo).
Gli sviluppi sono ovviamente diversi, perchè il Codice è un triller fatto per epater le bourgeois, pieno di colpi di scena e di suspense. In una parola, molto anglo-sassone e anche divertente, almeno per 250 pagine. Poi un lettore esperto prevede tutti gli sviluppi. Comunque ritroverà la scena del Circolo Demetra e delle maschere!!! E questo servirà a confortarla nelle sue scelte contestate dai lettori come me!
Non le dico di più.
Un caro saluto. A presto.
Guido
Lavoro superbo, di piacevole lettura ma di impegnativa penetrazione della sua profondità, dal taglio moderno ma che rifugge da certe forme estreme poggiandosi su una sensibilità compostamente classica, dal ritmo interessante, i cui piani narrativi s'intrecciano elegantemente, mettendo in luce genialità, estrosità, talento naturale da vero artista.
Il linguaggio, dal lessico curato, dall'espressione lapidaria, asciutta, esprime massime concettose trasmettendo emozioni e, come la poesia, che si costruisce sui dettagli, rende il discorso attraente, a tratti con humor sottile.
A prescindere dal racconto in sé, tra storia e leggenda, a metà tra l'indagine e l'enigma, emerge da esso l'intelligenza, la creazione, la dialettica che prende per mano il lettore e lo inoltra con delicatezza d'animo, onestà intellettuale e rigore morale verso un'analisi critica di una certa realtà consolidata, capovolgendo il metodo d'indagine, in combutta tra scienza e interpretazione, per cui verità inconfutabili non sono che un sapere organizzato, sovrapposto, in commistione con quello del passato: ecco quindi il limite labile tra storia e leggenda, mito e creazione.
I personaggi, enigmatici, caratteriali, appaiono come su un palcoscenico ideale, con accenti aderenti alla propria diversità, in una teatralità che visualizza realisticamente.
La seconda parte del testo è l'input che giustifica l'altalena del racconto, è il punto chiave che dà valore e significato al tutto, altrimenti rimarrebbe solo, per quanto interessante, l'assetto romanzato e non un messaggio intrinseco che lascia aperto un dibattito, o quanto meno ne indica un percorso e dove spunta prezioso un sistema di ricerca che si poggia sulla filosofia relativista, sul pragmatismo, sulla psicologia e sociologia; insomma, su un impegno che presuppone uno studio di approfondimento e di sistemazione.
Ma c'è anche tanta levità di un'arte sentita come esigenza, e non mercificata, che deve trovare spazio, un impegno che deve essere raccolto perché, onestamente, si faccia volare alto chi ha molto da dare e da dire.
Giovedì 21 ottobre 2004
Biblioteca Satta - Nuoro
Presentazione ufficiale del romanzo. Relazione di Angela Guiso (insegnante e giornalista), coordinamento di Tonino Cugusi (direttore della biblioteca), letture di Gianni Cossu (attore).
Grazie alla IRIS di Dolores Turchi e alla mia famiglia. Sede istituzionale, sala stracolma (150 persone?). Non ero dell'animo adatto per gli avvenimenti del pomeriggio. Le letture di Gianni sono state bellissime. Relazione molto tecnica e difficile per l'uditorio, l'intervento affettuoso del Sindaco mi ha fatto grande piacere. Dopo un avvio stimolante da parte di Gianni che ha posto alcune questioni letterarie, alcuni interventi poco opportuni hanno congelato l'uditorio e l'incontro è terminato (forse troppo presto?). Sono stato aggredito da una miriade di persone che volevano un autografo. Grandi apprezzamenti, molto affetto. Una cinquantina di copie vendute. Un rinfresco al termine. Avrei voluto parlare con gli amici che non vedevo da tanto, ma non c'è stata occasione.
Una considerazione: questi incontri sono il palcoscenico adatto per gli esibizionisti della cultura. Le persone che avevano realmente interesse mi hanno detto in disparte che vorrebbero parlare con me, in privato.
Venerdì 9 luglio 2004
Parco di Ardauli - Festival del Barigadu
Presentazione del romanzo con Ivana Dettori (politico) e Dolores Turchi (scrittrice, nonché editrice).
Grazie a Basilio. Luogo stupendo con un panorama mozzafiato. Eravamo seduti sotto le querce, un'atmosfera incantata. Ivana è stata molto appassionata e Dolores Turchi è intervenuta a grande richiesta. Vendute una quindicina di copie (su una trentina di presenti!). Ho parlato a lungo per i miei standard, tanto che i miei colleghi mi hanno chiesto se avessi assunto qualche sostanza. Ho autografato le mie prime copie, un'esperienza molto imbarazzante.
Mercoledì 19 maggio 2004
Jazzabuglio - via corte d'appello, 33 - Cagliari
SERATA MYSTERY: Occulto e Magia nella Città Senza Storia
Verranno letti da Barbara Cadeddu ed Emiliana Gimelli alcuni brani tratti dal romanzo: "IL VENTRE DELLA SPOSA BAMBINA"
Grazie a Stella. E' stata una serata piacevole, anche se il contesto era quello sbagliato. Il locale era piccolissimo, e il pubblico non era affatto interessato alla letteratura. Nessun libro venduto. Emiliana e Barbara sono state grandiose, davvero emozionanti. Hanno scelto dei passi per conto loro, ed è stata un'ottima scelta.
Ciao Giuseppe
Non ti conoscevamo, ti abbiamo scoperto per caso. Eravamo in libreria e del tuo libro ci ha attirato la trama, così l'abbiamo comprato e siamo rimasti piacevolmente sorpresi. "Il ventre della sposa bambina" è bello, ha una trama originale e avvincente che rimanda a un mondo mitologico e affascinante e non ricalca i soliti stereotipi sulla Sardegna a cui purtoppo ormai siamo abituati dagli scrittori sardi contemporanei, vedi ***, *** e via dicendo. Anche lo stile di scrittura è davvero interessante. Scrivi infatti in un'ottimo italiano e gli innesti in sardo sono ben dosati e inseriti al momento giusto.
Noi non amiamo infatti lo stile imperante degli scrittori sardi che non si sa bene perchè, usano un italiano sgrammaticato, frammisto di sardo e di costruzioni sardeggianti, forse si ispirano a Camilleri chissà.
Comunque complimenti davvero, continua a scrivere, aspettiamo una tua prossima opera
Ciao
Sara e Riccardo
Ho letto il tuo libro ma mi riprometto rileggerlo perché non è sicuramente un libro facile e, soprattutto per alcuni brani, ci vuole una concentrazione maggiore di quella che io ho dedicato loro (solitamente leggo a letto, prima di addormentarmi... e neppure tutte le sere)... senza contare il fatto che sono una fautrice della rilettura, ma solo per le cose che mi hanno dato un'emozione.
Dando per scontata una cosa per alcuni aspetti certamente non rispondente al vero (ma questo fa parte dei "segreti" di ogni scrittore), cioè che si tratti di un totale ed esclusivo parto della tua fantasia, mi voglio complimentare per l'intreccio del libro, per la caratterizzazione dei personaggi, per lo studio storico (o leggendario?) che sta alle spalle di tutto il romanzo (ma non troppo alle spalle e anche di questo ti si deve rendere merito) e, infine, per avere mostrato che le cose possono essere viste o "sentite" anche in un modo diverso ovvero che diverge dal modo comune di vederle. Per certi versi il tuo libro mi ha ricordato "Passavamo sulla terra leggeri" di Sergio Atzeni: visto che si tratta di un autore che a me piace, ti sto facendo un complimento!
Ora, avendo letto la terza di copertina nella quale l'autore auspica di non dover scrivere più, auguro a lui di non scrivere più e a chi ha letto il libro, che l'autore cambi idea, non per provocargli crisi o sofferenze di alcun genere, ma perché possa provare nell'esercizio della ricerca e della scrittura un piacere che forse finora non ha ancora provato... credo che la vita gli sia debitrice in questo senso.
Ti faccio ancora tanti complimenti e ti ringrazio, senza timore che tu mi ritenga un'adulatrice, per avere scritto e, soprattutto, per avere pubblicato (e credo che anche questo sia stato un passo non facile da affrontare, e non parlo solo delle fatiche "concrete").
Mando un saluto affettuoso a te e ad Alessandra, Dory.
Caro Giuseppe,
come promesso, durante le ultime vacanze estive mi sono recata in libreria
(prima sono andata alla CUEC, così avrei rimpolpato la tua posizione in
classifica, ma era chiuso per ferie e così ho dovuto ripiegare per "Succa")
ed ho acquistato il tuo libro... ho cominciato a leggerlo ieri e quindi
ancora non ti dico nulla se non che ho scoperto che M. G. era un misogino
che ha imparato, per gradi, ad amare le donne fino a quando A. gli ha fatto
mettere un pezzo di metallo circolare intorno all'anulare della mano
sinistra (correggimi se sbaglio).
Preparati... se il libro dovesse piacermi (e ci sono tutti i presupposti,
che esulano dalla nostra amicizia, perché sia così) ti farò un migliaio di
domande (oppure nessuna, dipende) a cui, in nome dell'antica misoginia di
cui hai dato dimostrazione d'essere pentito, sarai costretto a rispondere,
pena il ritorno in vita della Santa Inquisición (ecco, una delle cose che mi
piace, fin dalle prime pagine, è capire anche i brevi accenni allo
spagnolo... a qualcosa dovranno pur servire tanti anni di studio,
kribbio!!!).
Ti saluto sperando che tu ed Alessandra (cui mando un abbraccio) stiate
bene.
Fatti vivo.
A presto, Doriana.
Carissimo Jo,
come ti ho scritto via sms, "Il ventre della sposa bambina" mi è piaciuto molto. Per me è stato il libro giusto al momento giusto: alcune riflessioni che ho trovato sulle tue pagine sono quelle che mi accompagnano da un po' di tempo. Alla fine non ho maturato nessuna 'rivoluzione' interiore, ma una sorta di appagamento dolce e amaro. Adesso ti scrivo qualche impressione che potrai aggiungere a quelle che hai già ricevuto. È probabile che la mia sia l'ennesima interpretazione troppo libera: riporto qui alcuni schizzi di pensiero emersi dalla lettura:
- Sin dall'inizio ho visto in Michele il tuo volto (e questo forse non è giusto).
- Sono diversi giorni che mi chiedo quale sia la reale "anabasi": quella di Michele e della sua nuova consapevolezza (sicuramente lo è) o quella della signora Rosas che riesce a comunicare (a suo modo, anche affettuosamente) con Michele?
- Alla fine, questa cultura atavica e pagana è solo un'altra faccia (quella più antica e meno contaminata) della cultura dominante cattolica e/o atea e/o materialista? Un giudizio di valore trapela... Nel caso la differenza sostanziale starebbe nel fatto che quella attualmente vincente si è imposta annichilendo quella precedente. Però neanche questa è realmente autoctona, è in qualche modo imposta (mi viene in mente la leggenda dell'invenzione delle launeddas a causa di una prepotenza dei Fenici...)
- Il Circolo Demetra, per quanta simpatia mi potesse ispirare la signora... non ricordo il nome, mi ricordava per certi aspetti madame Blawatskij (o come cavolo si scrive), la Thule e compagnia cantante e, nonostante ne condividessi i ragionamenti sul penetrare la realtà (eccezionale il dialogo con Michele davanti ai balentes!), mi è risultato fastidioso il suo ruolo di "guida" (mai quanto quello di Cherchi)...
- Sul coraggio di mettere tutto in discussione: in questi giorni riflettevo su alcune affermazioni di Massimo Fini. In pratica spiega che il termine "Disoccupazione" è un'invenzione recente (soprattutto a livello concettuale), è frutto di pura induzione ed è pretestuoso. Certo, per come è strutturato oggi il mondo, ha buon gioco chi ti dice che sei un fallito se con una laurea in tasca finisci a fare il cameriere (pazienza se tu conosci manager plurilaureati che per reggere i loro ritmi di figaggine vanno avanti a droghe di ogni genere).
- Farci - insieme alla signora Rosas e a Michele - a me era simpatico!
- la narrazione è piacevolissima, anche se in certi punti si fa ardua e dotta (a me piace anche per questo), ma non trapela mai alcun copiacimento, semmai un grande rigore e disciplina nella scrittura: ogni singola parola mi sembra soppesata decine di volte (Jo, ti sei fatto un mazzo così, vero?)
Altre cose spero di potertele chiedere - magari durante le vacanze di Natale - davanti a un'altra pizza (quella di Ardauli era eccezionale ;))))
Un abbraccio,
Fabri
Sto leggendo il tuo libro - eccezionale riconoscere Nuoro e i Santu Predini. Nei tuoi personaggi rivedo le figure della mia infanzia, tanto che potrei dare un nome reale ai tuoi personaggi.
Bravo
Ciao Giovanna